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Mamma mia,
oggi è San Valentino.
Il mio primo S. Valentino,
4° elementare.
Il mio amico preferito,
quello con cui facevo sempre a botte,
che sapeva tutte le parolacce migliori,
mi regala un pacchettino di caramelle
in una scatola a forma di cuore
con un biglietto “Buon S. Valentino”
scritto sul retro di una figurina dei DuckTales.
Io sono rimasta così scioccata che:
1. ho rovesciato le caramelle per terra
2. non gli ho parlato per tutto il giorno
3. tornata a casa l’ho raccontato a mia madre che
4. il giorno dopo l’ha raccontato
a tutte le altre mamme della classe
Risultato: lui si è vergognato moltissimo
io ho ripiegato sugli amici gay.
Insomma,
a parte che ho una madre castrante,
la conclusione è che ho i miei motivi
per dire che si tratta di una festa assurda.
Oggi ho superato lo choc
ma comunque S. Valentino mi opprime
mi sa di autocelebrazione della banalità,
di rassicurazione
di festa della medietà.
Una volta sola mi capitò di andare a cena per San Valentino
e guardandomi intorno vidi tutto quello
che non avrei mai voluto essere:
le coppie che non si parlavano,
quelle che si baciavano sopra il tavolo,
che si scambiavano pupazzetti…
(sul mio odio per i peluche dovrei fare un post a parte,
sono pure allergica tra l’altro)
…insomma, qualcosa a metà
tra un normale sabato sera e il Natale.
E visto che esistono già sabato sera e Natale,
sentivamo veramente la necessità di San Valentino?
Grazie a Dio comunque stasera non esco.
Ma il terrore non è finito:
non paghi di festività inutili
Halloween
la festa del Nonno,
la festa delle Amiche,
- come se non bastassero già la festa
della Mamma e del Papà
a celebrare l’ovvio
(Mamma ti voglio bene,
ma anche se non te ne volessi
dovresti comunque lasciarmi l’appartamento
in eredità)
Adesso c'è anche San Faustino,
se possibile ancora più patetico di San Valentino:
dall'autocelebrazione della banalità della coppia,
alla disperazione del single
che vorrebbe essere in coppia
e per non sembrare patetico rivendica
la propria autonomia/felicità/autodeterminazione,
col risultato di risultare
ancora più patetico.
Chissene, almeno c’è
Per chi non lo sapesse, sono un'adepta del culto di Indiana Jones dall'età di 10 anni, più o meno. Credo di aver visto come minimo una volta l'anno per tutta la mia vita ciascun episodio, il che significa almeno 18 volte ciascuno.
Perciò mi emoziono dicendovi che il 22 maggio 2008 (23 in Italia), uscirà Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull, il nuovo episodio (e si suppone ultimo) che tutti noi fanatici attendevamo da 18 anni.
Protagonista femminile Karen Allen (nei panni di Marion Ravenwood, che aveva già interpretato nei Predatori dell'arca perduta), Shia LaBeouf nei panni del figlio di Indy (e non Natalie Portman - peccato, una figlia femmina sarebbe stata più divertente, e poi chi ci crede che Indy avrebbe un figlio così bruttino?). In più, tra gli altri, Cate Blanchett, probabilmente nei panni di cattiva.
Per saperne di più, potete consultare il sito The Audience.

Noi che
la penitenza era dire fare baciare lettera testamento
Noi che
ci sentivamo ricchi se avevamo Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini
Noi che
i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva
Noi che
mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta
Noi che
chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo
Noi che
se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce
Noi che
il Ciao si accendeva pedalando
Noi che
suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa
Noi che
avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca
Noi che
quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza
Noi che
i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa
Noi che
dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella
Noi che
giocavamo a Indovina Chi? e conoscevamo tutti i personaggi a memoria
Noi che
giocavamo a Forza 4
Noi che
giocavamo a nomi, cose, animali, città.. e la città con la D era sempre Domodossola
Noi che
ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini
Noi che
avevamo il nascondiglio segreto con il passaggio segreto
Noi che
giocavamo a Strega comanda colore
Noi che
giocavamo a Merda con le carte
Noi che
le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna
Noi che
avevamo i cartoni animati belli
Noi che
Si ma Julian Ross se non fosse malato di cuore sarebbe più forte di Holly...
Noi che
le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un tedesco e un italiano
Noi che
si andava in cabina a telefonare
Noi che
c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto
Noi che
non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero
Noi che
al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe
Noi che
se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo
Noi che
suonavamo ai campanelli e poi scappavamo
Noi che
ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurocromo, e più era rosso più eri figo
Noi che
nelle foto delle gite facevamo le corna
Noi che
il bagno si può fare solo dopo le 4
Noi che
quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta
Noi che
a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli
Noi che
se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2
Noi che
se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore
Noi che
le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google
Noi che
il Disastro di Cernobyl vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina
Noi che
si poteva star fuori in bici il pomeriggio
Noi che
se andavi in strada non era così pericoloso
Noi che
però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare Bim Bum Bam
Noi che
sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days
Noi che
il primo novembre era Tutti i santi, mica Halloween.
Noi che
a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
Noi che
se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso
Noi che
si suonava la pianola Bontempi
Noi che
il Commodore64 e il registratore lentissimo s’inceppava sempre
Noi che
la merenda era la Girella e il Billy all’arancia.
Noi che
le macchine avevano la targa nera, i numeri bianchi e la sigla della provincia in arancione
Noi che
i biscotti della Bistefani e chi sono io Babbo Natale?
Noi che
guardavamo il Drive In con i paninari.
Noi che
il Twix si chiamava Raider e faceva concorrenza al Mars.
Noi che
abbiamo visto 15 volte i Goonies, Ritorno al Futuro e Stand by me
Noi che
giocavamo col Super Tele
Noi che
le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
Noi che
avere un genitore divorziato era impossibile.
Noi che
abbiamo avuto tutti il bomber blu con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino
NOI CHE SIAMO ANCORA QUI
E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE
E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO
NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE
E GLI ALTRI NON SANNO
COSA SI SONO PERSI
I miei amici lontani inviano, e io giustamente pubblico.
Questo sì che è un amarcord coi controfiocchi...grazie Gianluca!!

A una certa età (diciamo dai 20 in poi, ma capita anche prima) tutti hanno avuto a che fare con storie che tornano dal passato, relazioni che ci hanno segnato e che ci tengono legati per tanti motivi:
MR BIG, ma anche le storie complicate, bellissime, difficili, strane e irripetibili che ciascuno di noi ha vissuto.
Le storie che sono sfociate in amicizia, quelle che sono durate così tanto che qualunque cosa ti stimola un ricordo, quelle che ci sembrano incredibilmente belle perché legate a un periodo felice della nostra vita…
Che siano o no incarnate in una persona che fa ancora parte della nostra vita, comunque non ci mollano più.
Queste sono le relazioni che ci fanno mantenere le connessioni col passato, mentre viviamo il presente e anche il futuro.
A volte sono un conforto nei momenti di crisi, altre volte una palla al piede che ci impedisce di crescere.
Mi chiedo:
QUESTE STORIE SONO IN GRADO DI DISTRUGGERE I NOSTRI SOGNI PER IL FUTURO?
Io ne ho 2 di questi rapporti, che poi per me sono praticamente uno solo:
2 splendidi uomini che erano (e sono ancora, anche se credono di no) talmente legati tra loro da sembrare una persona sola
e che per tanto tempo mi sono stati vicini e hanno rappresentato tutto per me.
A fasi alterne sono stati i miei amici, amanti, fidanzati, fratelli, ideali maschili, ideali estetici, sogni erotici.
Uno l’ho perso, ormai credo irrimediabilmente, senza rimpianti perché è stata colpa sua e cercando di conservare solo il bello di quel che c’è stato.
All’altro mi aggrappo ancora a fasi alterne, e lui si aggrappa a me, perché è la persona che più mi capisce e una delle poche da cui accetto quasi tutto e lo stesso lui fa con me.
Li ho amati entrambi, molto.
A volte nello stesso momento
(e stranamente sono stati, tra noi 3, i momenti più sereni),
a volte per avere l’uno ho dovuto ferire l’altro,
a volte si sono feriti tra loro a vicenda.
Con o senza di me, non credo che quel legame tra loro tornerà ad esserci, ed è un peccato.
PERCHÉ, INSIEME, ERANO SPLENDIDI.
Non so se mi “libererò” mai di loro.
Non so neanche se lo voglio.
So che saranno, per sempre, una pietra di paragone per giudicare ogni uomo che starà con me.
SI PUÒ RAGGIUNGERE IL FUTURO SE IL PASSATO È ANCORA COSI' PRESENTE?
Questa è per D. e P. Da vicino o da lontano, una parte di me sarà sempre vostra.

Ultimamente non faccio che incontrare i miei ex fidanzati del liceo.
Li incontro ovunque, giuro. Alle feste, al bar, al ristorante.
Certo, sono un numero non trascurabile e con quasi tutti ho mantenuto buoni rapporti, ma è davvero una casualità che mi ha fatto pensare.
E quelli che non incontro, li sogno.
Se ci pensate, ogni volta che capita di incontrare qualcuno con cui siamo state molti anni fa e che non frequentiamo spesso, È UN’ESPERIENZA STRANA E PER CERTI VERSI INQUIETANTE.
Ognuno dei due si ricorda dell’altro per com’era, e non è consapevole dei mille cambiamenti di abitudini, personalità, domicilio che negli anni ci siamo abituati a dare per scontato.
Sembra di stare in una scena di uno dei film che preferisco: Peggy Sue si è sposata.
Kathleen Turner si sveglia una mattina, e ha di nuovo 16 anni, ma con la coscienza dei suoi 30. Il marito Nicolas Cage è ancora il suo fidanzato, non hanno ancora divorziato e lui non l’ha ancora tradita per un’altra. Tutti vedono lei come una sedicenne, ma lei invece sta guardando nel passato, e si intenerisce pensando a come poi le cose cambieranno.
Ha la possibilità di scegliere di nuovo, adesso: può decidere di non sposarsi e vivere una vita completamente diversa (ovviamente, alla fine, sceglie di nuovo lui).
Questo per dire, che dell’altro abbiamo un’idea che è come una vecchia foto sbiadita: nella memoria di queste persone c’è intrappolato un momento della nostra vita che non ci corrisponde più, ma che comunque fa parte di noi.
UNA ME STESSA INTRAPPOLATA NEI SUOI 18 O NEI 20 ANNI, CHE NON CRESCERÀ MAI, CON CUI È DIFFICILE CONFRONTARSI.
Un pò perché, come spesso si fa col passato, questi uomini ci idealizzano e hanno di noi un ricordo splendente con cui è difficile stare al passo.
Un pò perché ci sembra sempre che allora fossimo più belle, divertenti, brillanti, sexy. In realtà se ci pensiamo bene avevamo i brufoli, il grasso infantile e brutte pettinature.
Io, nello specifico, mi lavavo anche poco.
Ma soprattutto perché, mentre parli con i tuoi fidanzati del liceo, ti rendi conto che anche se tu sei convinta di essere cambiata, LORO SOMIGLIANO IN MODO IMPRESSIONANTE AL TUO ULTIMO E PENULTIMO FIDANZATO.
DAI TEMPI DEL LICEO SIAMO CRESCIUTE, O NO?
Abbiamo un gusto migliore in fatto di vestiti, siamo più colte, più ciniche, più indipendenti…
…ma in fatto di uomini, quanto sono cambiati i nostri gusti?
Questi ex fidanzati non erano, in fin dei conti, solo una versione più allegra e meno complicata di tutti gli uomini che abbiamo avuto dopo?
Forse continuiamo ad andare in cerca della stessa tipologia di uomo, ricadendo costantemente nei nostri errori…
O NON SARÀ INVECE, CHE AVEVAMO RAGIONE AL LICEO?
Che allora avevamo già capito tutto, e che nascosto tra uno di quegli ex c’era il potenziale uomo della nostra vita?
Che se potessimo tornare indietro, ci potremmo anche fermare lì come Kathleen Turner?
E che con gli anni, non facciamo che cercare negli uomini della nostra vita quelle caratteristiche che già allora avevamo, inconsciamente, trovato?
CHE QUANDO PENSAVAMO MENO E BACIAVAMO DI PIÙ, AVEVAMO TROVATO LA CHIAVE DELLA FELICITÀ?
Questo significherebbe, quindi, che l’abbiamo perduta col passare degli anni, a forza di elucubrarci sui perché e le motivazioni nascoste.
Che abbiamo imparato a scegliere senza seguire l’istinto, convinte che la razionalità ci avrebbe aiutate a non soffrire.
Sarà possibile che la troppa razionalità e i troppi paletti ci abbiano fatto deviare dalla strada giusta?
È POSSIBILE CHE CON GLI ANNI ABBIAMO PERSO LA CAPACITÀ DI CAPIRE DOVE TROVARE DAVVERO L’AMORE?

Accidenti a me, che la mattina ascolto “Walk away” di Ben Harper.
Tra tutte le canzoni del mio Ipod, quella che più mi fa pensare a un passato, neanche troppo recente, ma che a volte si fa sentire. Forte.
Oh no
Here comes that sun again
That means another day
Without you…my friend
And it hurts me
To look into the mirror at myself
And it hurts even more
To have to be with somebody else
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away
With so many people
To love in my life
Why do I worry
About one
But you put the happy
In my ness
You put the good times
Into my fun
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away
And head for the door
We’ve tried the goodbye
So many days
We walk in the same direction
So that we could never stray
They say if you love somebody
Than you have got to set them free
But I would rather be locked to you
Than live in this pain and misery
They say time will
Make all this go away
But its time that has taken my tomorrows
And turned them into yesterdays
And once again that rising sun
Is dropping on down
And once again you my friend
Are nowhere to be found
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away
And head for the door
You just walk away
Walk away



Durante la conversazione - aperitivo di ieri sera si parlava di relazioni sbagliate, come spesso si fa tra donne (ma credo succeda anche fra uomini).
Al culmine della disperazione –mia – da uomini folli e incomprensibili, le mie care Antea, Dani e WonderWania mi hanno confortato con una frase di rito:
LA PERSONA GIUSTA ARRIVA, QUANDO MENO TE L’ASPETTI
Poi me ne sono andata a casa, e non ho smesso di rifletterci. Perché questa frase in fondo non mi sembra poi così vera.
Quello che non mi torna è il concetto di “persona giusta”: non capisco se veramente esista, questa persona giusta.
Esiste davvero quest’ideale, questa platonica metà, quest’essere che coi suoi pregi e difetti ci completa in un modo mai provato prima?
O si tratta semplicemente di una coincidenza, di due persone che sono compatibili e che si incontrano nel momento in cui entrambi sono disponibili?
SI TRATTA DELLA PERSONA GIUSTA O DEL MOMENTO GIUSTO?
La misteriosa alchimia per cui le cose che abbiamo detestato negli altri uomini, ci sembrano trascurabili in lui…il fatto incredibile che noi stesse ci comportiamo come tutte le altre volte ma misteriosamente, invece di drammi e tragedie, succede che va tutto per il verso giusto? Il fatto che finalmente riusciamo a capire i sentimenti dell’altro senza arrovellarci per settimane su un suo sms, è perché finalmente abbiamo incontrato l’altra metà della mela oppure è semplicemente un coincidere di esigenze, come l’incontro tra un affamato e un cuoco?
Non ci piace pensarlo, perché pensarlo significherebbe che il destino, la nostra agenzia matrimoniale dei tempi di disperazione, in realtà non esiste. Che non eravamo due solitarie entità che si cercavano a vicenda ma semplicemente ci siamo scontrati per caso e poteva pure non succedere, o poteva succedere in un momento sbagliato.
Però, in realtà, credo che veramente succeda così: per anni non ci accontentiamo di nulla, incontriamo persone che potenzialmente fanno per noi e le lasciamo senza apparente motivo, perché non scatta quel qualcosa in più che potrebbe scattare; ma non lo facciamo sempre perché si tratta di persone inadatte o che ci deludono. Lo facciamo perché ci sentiamo di farlo.
Poi improvvisamente, un giorno, qualcosa cambia. Gli ormoni, la vecchiaia, quel che vuoi che sia. E improvvisamente la prima persona adatta a noi che incontriamo ci sembra perfetta, anzi probabilmente lo è, perché è la persona che è arrivata AL MOMENTO GIUSTO.
Gli uomini poi sono speciali in questo: a 20 anni ti vedi mollare da loro perché si sentono oppressi e non si vogliono legare, poi non li vedi per 10 anni e li trovi sposati con virago insopportabili che non li lasciano neanche andare al bar il venerdì sera…e pensi: “per fortuna che io ti soffocavo!”. E li vedi pure contenti di questa tortura.
Oppure, come è successo a me, un fidanzato a 19 anni ti lascia perché tu sei troppo “libera” (si legga: vuoi continuare a uscire con le tue amiche), e dopo 5 anni questo si sposa una specie di ex prostituta!
Non si tratta di libertà, di gelosia, di attrazione, di compatibilità o di bellezza.
È IL MOMENTO, BABY…
Sono passati anni da quando ci giocavate con le amiche, copiandolo sul diario e impiegando ore per scriverlo in bella calligrafia, con le penne colorate, ecc...Era un'enorme fonte di rassicurazione o di dubbi, ma serviva se non altro a passare il tempo nelle 2 lunghe ore che vi separavano dall'intervallo, in cui lo avreste visto, vi sareste parlati e magari avreste fatto una passeggiata per i corridoi...
Per offrirvi un'alternativa al Sudoku e alle parole crociate sotto l'ombrellone, ecco:
IL GIOCO DELLE 100 DOMANDE
ISTRUZIONI
Prendete carta e penna e dividete il foglio in 3 colonne: “SI”, “NO” e “BOH!”.
Rispondete alle domande facendo una crocetta nella colonna appropriata. Fate 3 crocette in orizzontale in ogni colonna, alla quarta andate a capo…un esempio?
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sì |
no |
boh |
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